BOLLETTINO DELLA CRISI
Non si arresta la crescita del debito pubblico italiano. Ad aprile ha toccato un nuovo primato: 1.948,584 miliardi di euro, in aumento rispetto al record storico raggiunto a marzo (1.946 miliardi). Il rimedio, oltre che nella cessione di asset pubblici annunciata due giorni fa dal premier Mario Monti, sta nel riattivare un percorso di sviluppo, secondo la Banca governata da Ignazio Visco. I problemi di crescita dell’economia italiana hanno “carattere strutturale”, ha detto il dg dell’Istituto, Fabrizio Saccomanni: da “oltre un decennio l’economia del paese segna il passo”.

Non si arresta la crescita del debito pubblico italiano. Ad aprile ha toccato un nuovo primato: 1.948,584 miliardi di euro, in aumento rispetto al record storico raggiunto a marzo (1.946 miliardi). Il rimedio, oltre che nella cessione di asset pubblici annunciata due giorni fa dal premier Mario Monti, sta nel riattivare un percorso di sviluppo, secondo la Banca governata da Ignazio Visco. I problemi di crescita dell’economia italiana hanno “carattere strutturale”, ha detto il dg dell’Istituto, Fabrizio Saccomanni: da “oltre un decennio l’economia del paese segna il passo”.
Contrastate le Borse, malissimo i Bonos attesa per le elezioni in Grecia domenica. Piazza Affari ha chiuso in territorio positivo (più 1,47 per cento), ma c’è stato un balzo dei rendimenti nell’asta di Btp a 3 anni. Il Tesoro ha venduto titoli con scadenza marzo 2015 per complessivi tre miliardi, massimo ammontare prefissato, ma i tassi sono saliti al 5,30 per cento dal 3,91 per cento dell’analoga asta di maggio, segnando un massimo da dicembre. Sempre in tensione lo spread tra i decennali italiani e tedeschi che ha chiuso a 464 punti base. La Spagna ha aggiornato i record fatti segnare negli ultimi giorni: lo spread dei Bonos decennali è ora intorno ai 550 punti base con il rendimento che è lievitato al 7 per cento.
“La Banca centrale europea definisce più ambiziosi gli obiettivi italiani, rispetto a quelli presentati lo scorso anno”. L’aggiornamento del programma di stabilità prevede di tagliare il deficit-pil all’1,7 per cento quest’anno e allo 0,5 per cento nel 2013. “L’obiettivo di un bilancio sostanzialmente in pareggio è fissato per il 2014”, afferma la Banca presieduta da Mario Draghi.
Hollande e Monti puntano su crescita ed Eurobond, ma per ora solo intenzioni. “Con François Hollande c’è una fortissima convergenza di vedute”, ha detto ieri Mario Monti alla fine dell’incontro con il presidente francese in vista dei prossimi appuntamenti con Angela Merkel. “L’euro non è ancora al riparo, serve emissione comune di titoli”, ha aggiunto il premier. Napolitano ha incontrato Hollande e confermato la linea di convergenza per la crescita “senza indugi” a partire dal summit del 28.
Merkel ancora dura, Bundesbank contrasta un’evoluzione della Bce in stile Fed. La Francia spinge per un maggior interventismo di Francoforte, la Germania osteggia questa prospettiva. Nessun sollievo per i debiti pubblici può arrivare da Francoforte, ha detto ieri il presidente della Bundesbank Jens Weidmann, membro del consiglio direttivo dell’Eurotower: la Bce – ha detto – deve resistere alla pressioni di chi vorrebbe allargare il suo mandato oltre il compito di difendere la stabilità dei prezzi. Anche Angela Merkel ieri ha invitato i leader europei a non “sovrastimare” la capacità della Germania di salvare l’euro: le opzioni a disposizione della Germania “non sono illimitate”. “La forza della Germania non è inesauribile, anche le forze della Germania sono limitate”, ha aggiunto la cancelliera al Bundestag.
La stampa anglosassone torna a esprimere giudizi controversi sul premier italiano. Mario Monti vuole la crescita, ma non riesce a far passare le misure per sostenerla, ha scritto ieri il Wall Street Journal in un editoriale intitolato “Stallo delle riforme in Italia”. “Il primo ministro spera nel prossimo summit europeo della fine del mese, ma i problemi dell’Italia non saranno risolti da nessuna auspicata abbuffata keynesiana, anche se la Germania potesse permettersi, e volesse accettare, di finanziarla”, ha sottolineato il Wsj.
La vera emergenza non è la Grecia ma il sistema bancario europeo. Per il Wsj “il rischio maggiore per la sopravvivenza dell’area euro non è l’uscita della Grecia ma potrebbe essere la balcanizzazione del sistema bancario europeo”. Il pericolante stato della banche spagnole, in particolare quello di Bankia, preoccupa gli investitori, che ora studiano come si realizzerà l’annuncio di un aiuto da 100 miliardi di euro per le banche iberiche. Il necessario rafforzamento degli istituti è avvertito finanche in Svizzera. Ieri la Banca nazionale svizzera (Bns) ha chiesto ai due giganti bancari elvetici, Ubs e Credit Suisse, di aumentare i mezzi propri per far fronte alla crisi economica.
Contrastate le Borse, malissimo i Bonos attesa per le elezioni in Grecia domenica. Piazza Affari ha chiuso in territorio positivo (più 1,47 per cento), ma c’è stato un balzo dei rendimenti nell’asta di Btp a 3 anni. Il Tesoro ha venduto titoli con scadenza marzo 2015 per complessivi tre miliardi, massimo ammontare prefissato, ma i tassi sono saliti al 5,30 per cento dal 3,91 per cento dell’analoga asta di maggio, segnando un massimo da dicembre. Sempre in tensione lo spread tra i decennali italiani e tedeschi che ha chiuso a 464 punti base. La Spagna ha aggiornato i record fatti segnare negli ultimi giorni: lo spread dei Bonos decennali è ora intorno ai 550 punti base con il rendimento che è lievitato al 7 per cento.
“La Banca centrale europea definisce più ambiziosi gli obiettivi italiani, rispetto a quelli presentati lo scorso anno”. L’aggiornamento del programma di stabilità prevede di tagliare il deficit-pil all’1,7 per cento quest’anno e allo 0,5 per cento nel 2013. “L’obiettivo di un bilancio sostanzialmente in pareggio è fissato per il 2014”, afferma la Banca presieduta da Mario Draghi.
Hollande e Monti puntano su crescita ed Eurobond, ma per ora solo intenzioni. “Con François Hollande c’è una fortissima convergenza di vedute”, ha detto ieri Mario Monti alla fine dell’incontro con il presidente francese in vista dei prossimi appuntamenti con Angela Merkel. “L’euro non è ancora al riparo, serve emissione comune di titoli”, ha aggiunto il premier. Napolitano ha incontrato Hollande e confermato la linea di convergenza per la crescita “senza indugi” a partire dal summit del 28.
Merkel ancora dura, Bundesbank contrasta un’evoluzione della Bce in stile Fed. La Francia spinge per un maggior interventismo di Francoforte, la Germania osteggia questa prospettiva. Nessun sollievo per i debiti pubblici può arrivare da Francoforte, ha detto ieri il presidente della Bundesbank Jens Weidmann, membro del consiglio direttivo dell’Eurotower: la Bce – ha detto – deve resistere alla pressioni di chi vorrebbe allargare il suo mandato oltre il compito di difendere la stabilità dei prezzi. Anche Angela Merkel ieri ha invitato i leader europei a non “sovrastimare” la capacità della Germania di salvare l’euro: le opzioni a disposizione della Germania “non sono illimitate”. “La forza della Germania non è inesauribile, anche le forze della Germania sono limitate”, ha aggiunto la cancelliera al Bundestag.
La stampa anglosassone torna a esprimere giudizi controversi sul premier italiano. Mario Monti vuole la crescita, ma non riesce a far passare le misure per sostenerla, ha scritto ieri il Wall Street Journal in un editoriale intitolato “Stallo delle riforme in Italia”. “Il primo ministro spera nel prossimo summit europeo della fine del mese, ma i problemi dell’Italia non saranno risolti da nessuna auspicata abbuffata keynesiana, anche se la Germania potesse permettersi, e volesse accettare, di finanziarla”, ha sottolineato il Wsj.
La vera emergenza non è la Grecia ma il sistema bancario europeo. Per il Wsj “il rischio maggiore per la sopravvivenza dell’area euro non è l’uscita della Grecia ma potrebbe essere la balcanizzazione del sistema bancario europeo”. Il pericolante stato della banche spagnole, in particolare quello di Bankia, preoccupa gli investitori, che ora studiano come si realizzerà l’annuncio di un aiuto da 100 miliardi di euro per le banche iberiche. Il necessario rafforzamento degli istituti è avvertito finanche in Svizzera. Ieri la Banca nazionale svizzera (Bns) ha chiesto ai due giganti bancari elvetici, Ubs e Credit Suisse, di aumentare i mezzi propri per far fronte alla crisi economica.